Interventi dei compagni del Circolo Culturale Proletario al congresso del Partito Comunista
Sabato 18 febbraio alle ore 14.30 si è tenuto, nell'aula didattica del Cap, in via Albertazzi 3 rosso, a Genova il congresso del Partito Comunista Liguria con la partecipazione degli iscritti liguri, tra cui era presente anche una rappresentanza di Savona e provincia. A tenere la relazione cingressuale il dirigente nazionale Salvatore Cotello. Al congresso hanno portato i loro saluti un portavoce del Circolo Culturale Proletario di Genova, di cui Riportiamo di seguito il testo e il rappresentante della sezione ligure di Patria Socialista. Riportiamo inoltre l'intervento del compagno Ceccoli Silvano, in qualità di militante iscritto al Partito Comunista.
Intervento di Silvano Ceccoli
alla riunione precongressuale
regionale ligure del Partito Comunista
(Genova,Sabato 18 Febbraio 2023, presso Circolo Autorità Portuale, Via Ariberto Albertazzi 3 r.)
Buongiorno a tutti.
Dopo aver letto attentamente le tesi congressuali, devo ammettere che siamo di fronte ad una esauriente analisi della realtà politica, economica e sociale del nostro paese e della situazione internazionale. Ritengo sia doveroso sottolineare i passaggi maggiormente significativi che ritengo siano molto utili per il nostro agire politico quotidiano come comunisti.
Ritengo sia molto importante a pag. 5 aver citato Lenin quando afferma che occorra sfruttare le occasioni di crisi per avanzare nell’aggregazione delle forze. E ciò va proprio nella direzione che il partito si è dato, nel corso del 2022, di inserirsi nelle proteste di piazza anti sistema, cercando, con la sua presenza, di unire ceti medi e proletariato, lavoro pubblico e privato, per porre al centro delll’agire politico il conflitto capitale-lavoro.
Non a caso proprio quello che ho citato nel punto precedente viene chiaramente affermato a pag. 9, dove si dice testualmente: uno dei punti che contraddistingue i comunisti è mettere al centro il conflitto capitale-lavoro, che rimane la principale contraddizione del capitalismo.
Altro punto molto importante di analisi si trova a pag. 10 dove è scritto: Quello che spiace è che in questa narrazione, voluta dal grande capitale, dalla finanza internazionale, nonché dalle multinazionali del farmaco, è caduta larga parte dell’opinione pubblica ed anche un’area non indifferente di persone che dicevano di richiamarsi al marxismo e al materialismo storico dialettico (per intenderci quelli che sono stati ironicamente identificati nelle forme più estremr come “comunisti per Draghi”).
Altro punto chiaro e ben collegato con l’analisi marxista-leninista è là (pag.11), dove si dice chiaramente: l’imperialismo favorisce enormi flussi migratori che vanno a costituire enormi eserciti industriali di riserva pronti a fare concorrenza alle classi lavoratrici già costrette a far fronte ad una sempre maggiore pressione socio-economica.
Altro passo che mi è piaciuto molto si trova a pag.13, dove si dice che occorre costruire un intellettuale collettivo internazionale capace di unire le organizzazioni politiche che oggi combattono in paesi borghesi e che siano consapevoli degli apporti positivi dati da Marx, Engels, Lenin, Stalin, Mao.
A pag.23 vorrei osservare che la giusta frase: a fronte dei molteplici rischi di guerra evidenti per Stalin già del biennio 1926-27, contraddice con la narrazione della pubblicistica borghese del campo occidentale, che, oltre a trascurare ciò, dà una narrazione distorta dei fatti e giunge a tratteggiare una alleanza Hitler-Stalin e volendo far credere al pubblico occidentale che Stalin, sino all’ultimo, non credeva possibile un attacco all’Urss da parte di Hitler. Questa versione contraddice nettamente con i fatti, perché allora sarebbe inspiegabile lo spostamento di gran parte della produzione industriale e bellica, operata da Beria, poco prima dell’invasione nazista, che ha messo in salvo una parte dell’economia sovietica, se non ci fosse stata la consapevolezza nei vertici dell’Urss che prima o dopo la Germania nazista li avrebbe attaccati.
A pag. 41 si è fatto bene a ricordare quel famoso discorso di Eisehower il 17/01/1961.
Proprio questo discorso è stato ripreso e ben evidenziato dal giornalista statunitense Benjamin Abelow, nel suo libro recentemente uscito per Fazi Editore, dal titolo Come L’Occidente ha provocato la guerra in Ucraina, con prefazione di Luciano Canfora.
Ora veniamo a quelle parti che ritengo non corrispondano ad una giusta proposizione dei fatti.
A pag.26 è stato scritto: Come lo si voglia vedere, il fatto che il pensiero di Mao Zedong si possa considerare come “un avanzamento del marxismo-leninismo”, la sua espressione più alta, valida universalmente per la lotta di classe nel mondo, oggi non è accettata neanche dai suoi eredi cinesi, o almeno non ne fanno più parola, con l’eccezione dei settori occidentali limpiaoisti o i seguaci dei Gruppi di Shanghai (Banda dei Quattro).
Io ho proposto alla riunione di cancellare questa frase dalle tesi congressuali, perché, sebbene minoritaria, la linea dei cosiddetti seguaci dell’impropriamente definito gruppo di Shanghai è stato in questi ultimi 30 anni ispiratore di decine di rivolte armate, definite “guerre popolari” dai suoi seguaci. Guerriglie che si sono viste all’opera, con grandi sostegni delle classi popolari in Perù, India, Filippine, Turchia e Nepal. Non solo ma in Nepal, guidati dal presidente Pachandra, i guerriglieri maoisti hanno raggiunto il potere, vinto le elezioni e abolito con un referendum popolare la monarchia, abbattendo così i rapporti feudali ancora esistenti e dominanti in quel arretrato paese e migliorando notevolmente il modo di vita in un paese poverissimo. L’ideologia maoista di una nuova democrazia popolare ha molti proseliti in Asia e in paesi sottosviluppati ed è, forse, una versione del marxismo-leninismo più adeguata per quella parte del mondo ancora molto povera. Per questo ritengo che queste esperienze non si dovrebbero sottovalutare. Inoltre la frase di pag.26 su riportata è in contraddizione con la frase, che è in fondo alla stessa pagina, dove si dice testualmente: quindi se di miglioramento della vita dei cinesi si può parlare, il miracolo si è fatto nel periodo maoista, e subito di seguito si aggiunge che con Deng la Cina è sì migliorata , ma non con la stessa velocità di quella maoista. Allora credo sia giusto dare a Cesare quel che è di Cesare, cioè togliere dalle tesi il passo su citato, dato che se la Cina ha fatto passi da giganti lo si deve principalmente al periodo che governò Mao, la cui ideologia marxista-leninista ha permeato tutta la società cinese sino ad oggi e la sua esperienza, anche se non è certamente valida universalmente, ha una sua applicabilità, in particolar modo in realtà sociali ben definite e appartenenti al vasto mondo dei paesi in via di sviluppo. Mao non sarà certo per tutti universalmente l’ultima e superiore tappa del marxismo-leninismo, come vorrebbero certe frange ideologiche, ma è pur sempre un maestro del marxismo-leninismo, al pari di Marx, Engels, Lenin e Stalin.
Il giudizio sulla Cina attuale non è facile ed è complesso. Non totalmente negativo, ma neppure entusiastico, ma il nostro giudizio di comunisti deve sempre essere rapportato ai traguardi raggiunti dal modo di vita della stragrande maggioranza del popolo lavoratore cinese. Credo sia giusto avere rapporti con il Partito Comunista Cinese e interloquire con quello che bene, o male, è pur sempre il più grande partito comunista del mondo.
Altro punto carente in questo testo delle tesi, soprattutto per noi che viviamo in Italia, è la citazione e la rivalutazione della figura politica di Antonio Gramsci. Proprio perché ha scritto cose molto importanti penso sia molto utile un approccio maggiore sul suo pensiero politico, da sottrarre alla lettura parziale e distorta, fatta in maniera convenientemente opportunistica da Palmiro Togliatti e dal PCI nel corso degli anni 60 e 70 del secolo passato. Una rilettura più coerente e fedele potrebbe mostrarci un Gramsci più attuale e utile al nostro agire politico. Importante sarebbe rileggersi i brani gramsciani del 1923-1926 raccolti ne La costruzione del Partito Comunista (edizioni Einaudi, 1971), di cui si è avuta poca diffusione negli anni passati, a differenza dei più noti Quaderni dal Carcere, che hanno subito maggiormente la revisione togliattiana.
Io propongo, inoltre, di fare più inchieste operaie nei luoghi di lavoro, soprattutto tra i lavoratori di fabbriche e indotti della distribuzione (riders); e, infine, propongo all’attenzione della dirigenza del Partito di costituire una scuola di partito per funzionari, ma anche per classi di giovani che per la prima volta si avvicinano a noi e che non conoscono i classici del marxismo-leninismo.
Grazie per l’attenzione compagne e compagni.
Avanti per la costituzione di un partito più forte e più grande!
I saluti di Leonardo Senigaglia per conto del Circolo Culturale Proletario di Genova
al Congresso Regionale Ligure del Partito Comunista
(Genova, Cap, Via A.Albertazzi 3 r, 18 Febbraio 2023)
I compagni del Circolo Culturale Proletario di Genova salutano le compagne e i compagni del Partito Comunista qui presenti per il loro congresso regionale.
La nostra associazione ha aderito alle campagne elettorali a cui ha partecipato il Partito Comunista nel corso del 2022, prima sostenendo e fornendo propri candidati alla lista “Uniti per la Costituzione-Mattia Crucioli Sindaco”e, in seguito, con propri candidati ha sostenuto e aiutato la campagna elettorale di “Italia Sovrana e Popolare”.
Noi, come comunisti, come marxisti-leninisti, crediamo sia giusto parlarci molto chiaramente, senza peli sulla lingua, come è nel costume dei comunisti. Abbiamo amaramente constatato, soprattutto in ambito cittadino, la pochezza della militanza del Partito Comunista locale, che, sino ad oggi, crediamo sia cresciuto e sia stato conosciuto dall’opinione pubblica solo dalla grande personalità politica ed umana dell’ex segretario generale Marco Rizzo, ma che, con rammarico, non se ne abbiano a male i compagni dirigenti e membri del Comitato Centrale, che senz’altro hanno sempre agito con coscienza e lungimiranza, che il Partito comunista, marxista-leninista è ancora tutto da realizzare, anche se questo Partito Comunista, di cui voi fate parte potrebbe diventare un inizio, per creare quella organizzazione marxista-leninista, di cui hanno bisogno le classi subalterne del nostro paese, la classe operaia e la società italiana nel suo complesso.
Noi, quando siamo nati, il 15 maggio del 2001, nel nostro statuto avevamo scritto che (e lo si può ancora leggere nella nostra tessera), “vogliamo contribuire al necessario sviluppo del processo di ricostruzione del Partito Comunista della classe operaia italiana, compito che i marxisti-leninisti si sono posti come strategico e prioritario”.
Ora, a fronte della realtà che abbiamo, il Circolo Culturale Proletario di Genova si sente alleato del Partito Comunista, nel tentare di rilanciare un Partito Comunista più forte sul piano organizzativo e con maggiore partecipazione militante, cercando, attraverso la propaganda e la diffusione della cultura proletaria di fare proselitismo soprattutto tra le giovani generazioni, per lo più lobotomizzate dal dominio mediatico della borghesia imperialista, egemone in ogni campo della società.
Noi crediamo che sia giunto il momento di allargare il fronte del dissenso, in difesa della Costituzione e delle classi lavoratrici, con una operazione che veda i marxisti-leninisti, non solo in prima fila nelle lotte anti-sistema, ma diventino espressione del gruppo egemone. Per parlarci chiaro, le alleanze elettorali, a cui noi abbiamo partecipato e condiviso, insieme ad altre forze non comuniste, avrebbero, secondo noi, avuto più forza e più seguito, se l’istanza comunista, rappresentata dal Partito Comunista, all’interno delle coalizioni, fosse riuscita a coinvolgere un maggiore numero di compagne e compagni e fosse riuscita a coinvolgere pezzi della classe operaia e della società civile, nel progetto di rafforzare la presenza dei comunisti dentro al fronte anti-sistema. Purtroppo ciò non è avvenuto, ma anzi, come ci insegna il grande maestro Mao Tse-Tung, quando teorizza che in politica sempre l’uno tende a dividersi in due, ci si è trovati dentro al Partito a incomprensioni e divisioni spiacevoli, che non hanno di certo migliorato lo stato del Partito.
Noi siamo una piccola realtà cittadina e non abbiamo la pretesa di insegnare nulla a nessuno, però ci preme indicare lo stato di cose presenti, in senso costruttivo, perché per noi il Partito Comunista non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per costruire e organizzare quella opposizione di classe che manca al paese e che non dobbiamo lasciare in mano a personaggi o gruppi che, sino ad oggi, l’hanno sempre tradita.
Il Circolo Culturale Proletario di Genova ha fatto parte di quel variegato mondo impropriamente definito No-Vax, perché ritiene che i vaccini, proposti dalle Big Pharma, siano stati antidoti poco efficaci e ciò è stato dimostrato dall’alto numero di infermità, e talvolta di morti, che ha provocato in Italia e nel mondo. Il governo Draghi con l’introduzione del green-pass ha difatti disatteso il dettato costituzionale repubblicano che garantisce il diritto dei cittadini al lavoro e, poi, di nuovo in senso anti-costituzionale ci ha coinvolti nella guerra della Nato in Ucraina, portata avanti in sostanziale continuità dall’attuale governo della Meloni, dimostrando la totale subalternità dell’Italia alla Nato e alla Unione Europea.
Per questo noi pensiamo che occorra unirsi con altre forze per organizzare e allargare il più possibile il fronte del dissenso, che però potrà essere incisivo solo se ci sarà dentro a questo fronte un forte e grande Partito Comunista, legato alla prassi marxista-leninista.
Grazie per l’attenzione compagni e buon lavoro!